italiano e quello afgano, specialmente a Herat, in settori di reciproco interesse quali il marmo e l’agro-alimentare.
La condizione femminile e la tutela dei diritti delle donne sono da sempre temi ai quali l’Italia presta particolare attenzione, tanto più in Afghanistan, avendo a mente le terribili condizioni di discriminazione che hanno caratterizzato il regime talebano. Abbiamo quindi promosso rilevanti iniziative per sostenere l’emancipazione lavorativa e la realizzazione professionale delle donne Afgane: dal Programma di Formazione Professionale e Imprenditoria Femminile a Kabul alla promozione delle imprese femminili presso il “giardino delle donne”, sempre a Kabul, dedicate al taglio della pietra, alla costruzione di lampade fotovoltaiche.
Importante anche il nostro contributo nel settore socio-sanitario: con la recente inaugurazione del centro ustionati presso l’Ospedale Esteqlal a Kabul (qui vengono soccorse e sottoposte a terapia numerose donne vittime di aggressioni con liquidi incendiari e acidi corrosivi) e l’avvio di un programma di emergenza per la popolazione a rischio delle Province di Kabul e Baghlan, con particolare riguardo al settore materno e infantile per l’accesso alle cure essenziali.
L’Italia ha inoltre finanziato un programma UNIFEM, realizzato dal Ministero per gli Affari Femminili (MoWA) per promuovere l’eguaglianza di genere nelle province; mentre il Programma Sociale della nostra Cooperazione in loco fornisce assistenza tecnica al MoWA attraverso il contributo di esperti.
Importanti iniziative stiamo sviluppando per valorizzare i temi connessi ai diritti della donna nel
sistema giuridico e giudiziario afgano: a) un Master in discipline giuridiche presso l’Università di Perugia a favore di giovani giuristi afghani, (ad oggi, vi partecipano due donne procuratore); b) un progetto congiunto con il Consiglio Superiore della Magistratura (Comitato delle Pari Opportunità) in sostegno alle donne magistrato afgane, per la promozione dell’effettiva parità sul lavoro; c) la costituzione di un’Unità specializzata presso la Procura Generale, per le indagini su reati di violenza perpetrati contro le donne e per l’applicazione della legge in materia adottata nel 2009 con il contributo del Programma Giustizia italiano; d) il sostegno, attraverso il Consiglio Nazionale dell’Ordine Forense italiano, alla neo-costituita Afghan Independent Bar Association (AIBA), di cui sono vice-Presidente e Direttore Esecutivo due donne; e) il supporto alle ONG che forniscono assistenza legale alle categorie più deboli, donne e minori anzitutto. Il Procuratore Capo di Herat Maria Bashir, prima donna in Afghanistan con funzioni direttive di un ufficio di Procura, è divenuta, grazie anche al sostegno italiano, il simbolo della lotta per la protezione dei diritti delle donne e l’affermazione dell’emancipazione femminile.
Dobbiamo infine valorizzare lo
strumento della comunicazione. Il ruolo dei media nel processo di stabilizzazione dell’Afghanistan rappresenta una realtà da tenere in attenta considerazione. Non solo per l’importanza dei principi di libertà di espressione e di manifestazione del pensiero per il processo di consolidamento democratico, ma anche per il contributo che essi possono dare alla vita democratica del Paese facendosi portatori di messaggi di pace e tolleranza.
È quindi molto importante questa iniziativa della Fondazione Fondiaria Sai che, in collaborazione con l’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, l’Università di Herat, il Ministero della Difesa e il PRT, ha realizzato nel mese di giugno un master in giornalismo per 15 studentesse dell’ateneo di Herat. L’Afghanistan è una responsabilità condivisa della comunità internazionale, un impegno collettivo. Abbiamo dunque bisogno di uno sforzo coordinato, “globale”, che accanto alla componente militare rafforzi la nostra azione in campo civile ed economico, per consolidare le istituzioni, garantire la tutela dei diritti fondamentali, consolidare lo stato di diritto, riformare la giustizia. Non abbiamo altra scelta se vogliamo dare all’Afghanistan e alla regione le chiavi di una prospettiva sostenibile di pace e stabilità.
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