Un progetto della FONDAZIONE FONDIARIASAI
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WOMEN to be

Una mostra all’Università di Herat: tra gli edifici in costruzione di quella Università afgana non sono frequenti le mostre di fotografia. Ancora meno lo sono quando le autrici sono soprattutto giovani donne che hanno partecipato, insieme a qualche loro collega, al corso di giornalismo realizzato dall’Università Cattolica insieme alla Fondazione Fondiaria Sai.
A febbraio 2010 si è concluso un anno di lavoro in cui, una ventina di giovani, hanno imparato a usare la macchina fotografica e poi la videocamera per realizzare dei reportage. L’obiettivo, condiviso da noi e da loro, è che siano i giovani afgani a raccontare l’Afghanistan, offrendoci quelle sfumature e quelle letture che solo loro possono dare a una realtà lontana e diversa. Ma soprattutto da noi letta con un forte etnocentrismo interessato dagli orientamenti della politica.
Non mi soffermo sulle storie: molte le avete lette perché hanno punteggiato i numero di WOMEN to be e continueranno a farlo. Pertanto ve ne siete fatti una idea: storie magari ingenue e acerbe ma che hanno il pregio non valutabile di essere racconti di una realtà vista dall’interno per essere rappresentata ad altri lontani.
Si può invece cominciare a fare il bilancio di una iniziativa impegnativa sul piano didattico e, anche, personale benché le condizioni di lavoro siano state migliori di quanto possa immaginare chi ci legge, grazie alla accoglienza del nostro Provincial Reconstruction Team (PRT). ››

Marco Lombardi
Università Cattolica di Milano

Cristina Parodi

Afghanistan: un paese duro per le donne

Ho due immagini nel cuore: i nostri soldati e le ragazze del corso di giornalismo

di Cristina Parodi

L’Afghanistan non è un paese per donne. È l’unico posto al mondo in cui le donne muoiono prima degli uomini. In strada se ne vedono poche, tutte rigorosamente coperte dal burqa. Durante il regime dei talebani era obbligatorio, ora non più ma le donne si sentono più sicure se sono coperte dalla testa ai piedi.
Sono rimasta ad Herat una settimana e porto nel cuore due immagini in particolare: quella dei nostri soldati del Provincial Reconstruction Team (PRT) che inaugurano una scuola in un villaggio e distribuiscono materiale scolastico ai maschietti (le bambine e le loro maestre sono chiuse in una stanza di un altro edificio, non possono partecipare ››

Fariha si racconta

di Fariha Khorsand


Mi chiamo Fariha khorsand, ho 23 anni e sono la quarta figlia di una famiglia dell’élite intellettuale di Kabul. Mi sono diplomata alla scuola superiore Mehry di Herat e frequento il IV° anno della Facoltà di Giornalismo dell’Università di Herat.
Fin da quando ero bambina prediligevo le lezioni di scrittura e giornalismo. Adesso ho deciso di trasformare la mia passione in professione. Essere giornalista è molto difficile nel mio paese e lo è ancora di più se sei una donna. Sono consapevole delle difficoltà che dovrò affrontare ma, nonostante questo, sono determinata perché è un modo per aiutare le donne afgane.››


Archivio Magazine

Archivio Fotografico



Ragazze coraggiose

Giovani donne al lavoro per un futuro migliore

di Ada Francesca Rizzoli

Oggi, grazie ai dati raccolti da alcune Ong, si calcola che il 90% delle donne afgane soffre di abusi domestici. La conseguenza di questo disagio si traduce in molti casi nell’autoimmolazione: un atto disperato e atroce che spesso viene percepito come l’unica via di scampo. Tale pratica è particolarmente diffusa nelle zone rurali dove il peso della tradizione culturale, la condizione di povertà in cui molte donne vivono e l’analfabetismo le rendono prigioniere ››

Ragazze coraggiose

Donne vittime di violenza

Come contrastare questo fenomeno

di Oranous Honib, Saghar Mohammadi, Susan Ansoory

Donne vittime di violenza

La violenza contro le donne è uno dei peggiori problemi del nostro paese. Un disagio non solo fisico, ma anche psicologico. Secondo Mohammed Rafid Sherzai - portavoce dell’Ospedale Regionale di Herat ››

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