La speranza dell'informazione libera
Tre studenti di Herat al Corriere della Sera. In Afghanistan un'antenna di democrazia
di Ferruccio de Bortoli – Direttore del Corriere della Sera
Nella redazione Esteri del Corriere hanno accolto con le orchidee Fariha Khorsand, 23 anni e Nasima Hamdard, 22 anni, mentre Sakhi Ataye, 31 anni, si è seduto a una scrivania dello Sport con in testa l’idea fissa di andare a San Siro a vedere il Milan. Così, dopo un saluto in Sala Albertini sono entrati in Via Solferino i tre studenti dell’Università di Herat arrivati in Italia a conclusione del corso di giornalismo organizzato dall’Università Cattolica di Milano. Sono rimasti con noi tre settimane grazie al sostegno della Fondazione Fondiaria Sai.
Pensavamo ad uno stage, ma quei venti giorni in redazione sono stati sì un arricchimento per loro a conclusione di un ciclo di studi, ma hanno rappresentato anche per i giornalisti del Corriere un momento di riflessione, di approfondimento, di conoscenza.
Per noi il loro arrivo ha avuto un particolare e toccante significato. Il senso di qualcosa che ci veniva in parte restituito con il sorriso di Farika e Nasima. A dieci anni esatti dalla morte in Afghanistan di una grande giornalista mai dimenticata: Maria Grazia Cutuli.
Hanno scritto sul blog del Corriere “La Ventisettesima Ora” le loro emozioni, i loro pensieri, dialogando con i lettori; si sono sorpresi girando per i negozi di Roma e Milano; sono rimasti colpiti dalla possibilità di lavoro delle donne, dalla disponibilità di mezzi pubblici e dalla quantità di commesse dei negozi del centro. E Shaki è andato a San Siro.
Tutti sono partiti con la speranza di tornare in Italia.
Il seme è gettato, il seme dell’informazione libera, architrave della democrazia, che per loro sarà difficile da coltivare. Ma non hanno paura.
Ora abbiamo un’antenna a Herat e quel collegamento non si interromperà mai. Li aspettiamo.
Follow @twitter






