Voce alle donne: parla il
ten. Guberti
Il tenente Silvia Guberti appartiene alla task force rosa costituita lo scorso aprile dal colonnello Emmanuele Aresu, comandante del PRT-XIII di Herat. Un gruppo che si occupa di problematiche femminili in un paese ancora “difficile” per le donne.
Il buon senso di un militare italiano, madre e moglie, intervistata dalle studentesse del corso di giornalismo.
Come si comporta di fronte ad una donna che ha commesso un crimine? La lascia andare o la mette in prigione?
Non è questo il mio lavoro, non arresto nessuno, ma anche se lo dovessi fare, non farei distinzione fra uomini e donne.
Come donna cosa l’ ha spinta a venire in Afghanistan e qual è il suo lavoro qui?
Sono una donna, amo il mio lavoro e il mio paese. Il nostro compito è aiutare la popolazione afgana nell’intento di migliorare lo sviluppo economico e di supportare il governo.
Quando ha deciso di arruolarsi nell’esercito?
Far parte dell’esercito è sempre stato un mio sogno. Terminati gli studi, all’età di 18 anni, era vietato alle donne arruolarsi, fortunatamente nel 2000 la legge è cambiata e ho realizzato il mio obbiettivo. Questa mia scelta di vita è motivo d’orgoglio per tutta la mia famiglia e in special modo per mio padre. ››
Ha mai ucciso un uomo durante una sua missione?
No, non ho mai ucciso nessuno.
Prima di venire in Afghanistan cosa conosceva di Herat e della sua popolazione?
Conoscevo parecchie cose sull’Afghanistan perché avevo degli amici di Kabul, che studiavano con me all’Università di Torino; ecco perché conoscevo alcuni aspetti del paese ancor prima di venire qui.
Ritiene che essere un soldato le abbia fatto perdere la sua femminilità?
No, penso che si possa conservare la propria femminilità anche se si fa parte dell’esercito. Sono un soldato, ma sono sposata e ho una figlia; quindi posso essere una buona madre anche facendo questo lavoro.
Quale rapporto ha con gli uomini afgani?
Cerco sempre di fare del mio meglio e di non urtare la sensibilità altrui con il mio lavoro; questo è il motivo per cui, qui, indosso il velo pur non usandolo a casa mia; infatti, grazie a questo gesto tutti gli afgani fin’ora incontrati hanno avuto un buon comportamento nei mie riguardi e per questo non ho avuto mai problemi.
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