Centro per donne a Herat
È stato inaugurato il “Women Social Centre”, centro servizi per le donne di Herat. All’interno della struttura, le donne possono svolgere piccole attività imprenditoriali, corsi di formazione professionale e seguire programmi di sviluppo sociale. Luogo ricreativo e di assistenza.
Il complesso, finanziato dal Ministero della Difesa e realizzato dal Provincial Reconstruction Team italiano di Herat, ha: 36 negozi, 1 sala ricreativa con attrezzi ginnici, 1 sala incontri e 1 consultorio. L’arredamento è stato fornito dalla Cooperazione Italiana.
Una realtà unica per Herat a disposizione delle donne con problematiche di natura economica e psicologica legata a violenza domestica.
Un progetto tutto al femminile sviluppato dall’architetto e capitano della riserva selezionata Oriana Papais, dal team per gli affari femminili del PRT guidato dal tenente Silvia Guberti e dal sottotenente psicologa Samantha Barna.
Presenti all’inaugurazione, oltre ai massimi esponenti istituzionali di Herat, Suraya Pakzad , il procuratore generale Maria Bashir e il capo del dipartimento affari femminili Manija Sadeq.
Ancora una volta è emerso l’impegno delle donne del PRT Italiano a favore delle donne di Herat che ha portato a realizzare “una struttura nuova anche nella concezione” come ha sottolineato nel suo discorso il colonnello Aresu.
Ha mai ucciso un uomo durante una sua missione?
No, non ho mai ucciso nessuno.
Prima di venire in Afghanistan cosa conosceva di Herat e della sua popolazione?
Conoscevo parecchie cose sull’Afghanistan perché avevo degli amici di Kabul, che studiavano con me all’Università di Torino; ecco perché conoscevo alcuni aspetti del paese ancor prima di venire qui.
Ritiene che essere un soldato le abbia fatto perdere la sua femminilità?
No, penso che si possa conservare la propria femminilità anche se si fa parte dell’esercito. Sono un soldato, ma sono sposata e ho una figlia; quindi posso essere una buona madre anche facendo questo lavoro.
Quale rapporto ha con gli uomini afgani?
Cerco sempre di fare del mio meglio e di non urtare la sensibilità altrui con il mio lavoro; questo è il motivo per cui, qui, indosso il velo pur non usandolo a casa mia; infatti, grazie a questo gesto tutti gli afgani fin’ora incontrati hanno avuto un buon comportamento nei mie riguardi e per questo non ho avuto mai problemi.
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