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WOMEN to be

Le donne afgane sulla strada dell’emancipazione

del Col. a. (mon.) t. ISSMI Antonino Inturri

All’avvento del regime fondamentalista talebano, nel 1996, il mondo femminile in Afghanistan conobbe il suo momento più sconcertante e mortificante: donna uguale disonore; donna uguale essere inferiore, da nascondere, in pubblico, alla vista, imponendo il burqa; donna uguale soprusi, violenze, merce di scambio. Private di tutti i diritti fondamentali, costrette a rimanere chiuse all’interno delle loro abitazioni, molte di loro, tuttora, subiscono quotidiane violenze domestiche.
La disperazione e la voglia di cambiare, le spinge a compiere anche atti estremi. È il fenomeno dell’autoimmolazione: pur di porre fine alle sofferenze, fisiche e psicologiche, si compie un ultimo atto disperato, ci si dà fuoco. Le ultime statistiche riportano una media di otto casi mensili di autoimmolazione nella Provincia di Herat di cui la metà risultano essere fatali.
Dal punto di vista legale sono scarsamente tutelate. Se una donna, dopo aver subito violenze da parte del marito, decide di abbandonare il tetto coniugale, rischia fino a sei mesi di carcere, ma se tenta di difendersi, la pena raggiunge addirittura i sedici anni.
Sembra una situazione compromessa. Ma i segni del cambiamento sono visibili, palpabili. Le donne sono tornate sui banchi di scuola, in massa, e all’Università. ››


Non è mai troppo tardi

La produzione della seta

Un affare di famiglia

di Fawzia Ahmad

La lavorazione della seta è una delle più importanti industrie del mondo. Un business molto redditizio e quindi strategico anche per una città come Herat.
Il processo per arrivare ad ottenere tessuti pregiati richiede molto tempo e, soprattutto, grande professionalità.
A capo della compagnia Silk Growing c’è la signora Tmassoki, una delle donne più attive di Herat ››

Insieme per le donne

di Massoma Hassan


L’Ospedale Grandi Ustionati è un edificio moderno, con 35 posti letto, situato nella zona ovest di Herat. I pazienti sono principalmente donne. Donne che in segno di ribellione si sono date fuoco. Un tragico modo di reagire, quando non si ha altra scelta, quasi sempre dovuto a povertà, assenza di istruzione, problemi familiari, matrimoni combinati e violenza.
Il dr. Aqa Jalali – direttore sanitario del presidio – ha fornito alcuni
dati: 2 persone da poco decedute per le ustioni e 6 ancora sotto osservazione. ››


Archivio Magazine

Archivio Fotografico



Afghan Women Network

Una bimba di 11 anni torna a vivere

di M. H.

Fariba è una bambina di 11 anni che, lo scorso anno, si è data fuoco. L’Ospedale Grandi Ustionati di Herat le ha salvato la vita.
“Ricordo ancora quei giorni. Ho aperto gli occhi, sentivo dolore, al mio fianco c’erano i miei genitori. Li guardavo ma non riuscivo a parlare. Non appena uscita dall’ospedale - racconta Fariba - mi sono guardata allo specchio. ››

TV Afgana

Rahima: adesso sono forte

Sarta per migliorare la vita dei miei figli

di M. H.

Da Badghis a Herat

Le foto del reportage mostrano una famiglia felice. La famiglia di una giovane donna di 26 anni che vive a Chatar Su Area a Herat. Il suo nome è Rahima ed è sopravvissuta dopo essersi data fuoco, all’età ››

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